Presentazione storica

LE ORIGINI :

La nostra Scuola dell'Infanzia è titolata a don Pietro Aresi, nato a Brignano nel 1832 da una famiglia antica e distinta e in cui nacquero 11 figli.

Già prima del 1870 don Pietro faceva parte del clero della Parrocchia di Brignano. Il paese diede i natali anche all'abate Carlo Carcano che aprì a Treviglio, dove si trasferì, uno dei primi asili d'Italia.

Nel 1899, un anno prima di morire, don Pietro riuscì a realizzare un proposito coltivato da tempo. Estintosi il ramo dei Visconti di Brignano, ne andavano all'asta i beni. Don Pietro Aresi, con Atto 10 agosto 1899, comprò e donò alla Congregazione di Carità il seicentesco “Palazzo Vecchio” per creare un Asilo e un Ospedale-Ricovero per anziani, “due Istituti il cui bisogno è tanto vivamente sentito” come lui stesso scriveva.

L'Asilo, inaugurato nel 1900, e l'Ospedale, aperto nel 1904, presero pertanto dimora nel Palazzo Vecchio per un lungo periodo di anni. Nel 1973 venne costruito un nuovo edificio per l'Asilo grazie al contributo di numerosi benefattori; si tratta della sede attuale.

La direzione dell'Asilo venne affidata sin dagli inizi alle Suore di Carità dette di Maria Bambina il cui arrivo nella comunità di Brignano risale al 4 novembre 1880. L'incarico venne formalizzato nel 1904 attraverso la stipula di una convenzione.

DALL'EREDITÀ DEI MODELLI PEDAGOGICI TRADIZIONALI: L'INFANZIA “DOMESTICA”

E' difficile rispondere alla domanda: a quali filosofie educative si è riferita la nostra scuola in passato? La documentazione scritta e riferimenti così specifici sono scarsi, anche per quanto riguarda la storia più recente. Si può tentare di desumerli - sottolineando la parzialità dell'operazione – interrogando la storia della pedagogia degli ultimi due secoli e decifrando i segni ancora impressi nelle odierne prassi educative.

In linea di massima e sinteticamente, possiamo dire che la nostra scuola dell'infanzia – dizione introdotta dagli Orientamenti del 1991 che sostituì il termine “scuola materna” che a sua volta scalzò quello di “asilo infantile” – abbia conosciuto un'evoluzione molto simile a quello di altre scuole di estrazione parrocchiale. Nata nel solco della tradizione scolastico-assistenziale, la scuola si è sviluppata richiamando lo spirito e i tratti distintivi del modello pedagogico delle sorelle Agazzi, ben compatibile con l'eredità carismatica delle Suore di Maria Bambina.

E' un profilo culturale che è avanzato per decenni fino ai giorni nostri e che ha incontrato non poche difficoltà nell'aprirsi al dibattito pedagogico più moderno.

 

Descriviamo brevemente i riferimenti dati al fine di consentire delle connessioni efficaci con quanto illustrato nei precedenti paragrafi. Il modello scolastico-assistenziale si contrappone al modello prettamente custodialistico (con le “sale di deposito”) ponendo per la prima volta attenzione all'aspetto educativo e alle linee programmatiche. La figura di maggior rilievo fu il sacerdote mantovano Ferrante Aporti che fondò il suo primo asilo a Cremona nel 1828 e che si adoperò per la diffusione del suo modello. “Vi si insegna a leggere, scrivere, la numerica, le buone creanze, il catechismo”. Aporti fu criticato per lo scarso interesse per gli aspetti psicologici della personalità infantile, ma ebbe il merito di aver provato per primo a elaborare un modello organico di asilo.

Le sorelle Rosa e Carolina Agazzi sono annoverate da uno dei più grandi esperti della storia della pedagogia tra le “menti illuminate” che hanno consentito la crescita culturale e la diffusione degli asili. Le due educatrici realizzarono una grande esperienza a Mompiano (Brescia) tra il 1895 e il 1917. Rappresentarono per lungo tempo le figure di riferimento per la cultura pedagogica italiana infantile.

L'infanzia ha il volto di un germe vitale e spirituale e la famiglia è il centro propulsore della natura complessa dell'infanzia. Le Agazzi pensano alla maestra come ad una mamma, fanno entrare nella scuola la semplicità domestica e una diffusa affettività, illuminata anche da un fervido sentimento religioso inteso come orizzonte di fratellanza, rispetto e amore verso l'altro più che come memorizzazione di salmi e preghiere.

Alle Agazzi va il merito di aver privilegiato il modello della formazione integrale dei bambini, di avere indicato la strada della concretezza e la gradualità delle esperienze proposte ai bambini.

     

1 Si fa riferimento al prezioso contributo di Franco Frabboni. Si può consultare il suo libro La scuola dell'infanzia. Una nuova frontiera dell'educazione edito da La Nuova Italia, Firenze 1974. I padri della scuola dell'infanzia sono – secondo l'autore – Robert Owen (bimbo sociale), Federico Froebel (bimbo ludico), Maria Montessori (bimbo laborioso) e le sorelle Agazzi (bimbo domestico).

L'EREDITÀ CARISMATICA DELLA CONGREGAZIONE DI MARIA BAMBINA

Santa Bartolomea Capitanio e Santa Vincenza Gerosa, nate a Lovere  (Bergamo) rispettivamente nel 1807 e nel 1784, diedero vita all'Istituto di Maria Bambina nel 1832, un'istituzione benefica che andava dalla scuola all'ospedale, dall'educazione alla carità. Scelsero un assetto autonomo, rinunciando alle intenzioni originarie di creare un convento vincenziano delle Suore di Carità per evitare difficoltà di tipo politico. Le suore dipendevano, infatti, da Parigi e la Lombardia era, a quei tempi, sotto l'Austria.

Sei anni prima Vincenza, allora Maria Caterina, e la sorella Rosa trasformarono la villa di cui erano proprietarie in ricovero per malati. Nel 1832 chiamarono a dirigere l'ospedale Bartolomea Capitanio che aveva già dato prova del proprio zelo spirituale e della sua infaticabile dedizione per gli ultimi.

L'Istituto si diffuse negli anni successivi in Italia e fuori, dalla Palestina all'America.

Nelle “Linee educative” della Madre Costantina Kersbamer si legge: “...Ritrovare quella forza evangelica che è alla radice dell'impegno educativo della nostra giovane Fondatrice Bartolomea Capitanio ci sprona a valorizzare e mettere a frutto il dono ricevuto a favore della nuova Evangelizzazione. L'educazione è un modo di cooperare ad essa. Attraverso quella germinazione paziente e sofferta che costituisce l'opera educativa, nella ricerca di risposta e di orientamenti sempre più adeguati e aperti alle “urgenze” della vita vissuta, noi contribuiamo a far crescere le persone secondo l'uomo nuovo che è Gesù Cristo e, nello stesso tempo, impariama a crescere noi stesse secondo quella statura cha ha la sua pienezza nell'Amore crocifisso”.

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Scuola dell’Infanzia don Pietro Aresi